Istituto Mnemosyne

ISTITUTO PER LA SALVAGUARDIA DEL PATRIMONIO STORICO
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VERSO LA CONSERVAZIONE PROGRAMMATA

L'esperienza di Mnemosyne con la Diocesi di Brescia

 

La “Proposta preliminare di pianificazione della conservazione” (attivata dall'Istituto Mnemosyne – come già detto in Kermes 90 – in accordo con l'Ufficio Beni culturali ecclesiastici della Diocesi Brescia), sta avviandosi con i processi di “analisi e pianificazione di interventi
di prevenzione e conservazione” approvati dalla Fondazione Cariplo.
La “proposta” di Mnemosyne è stata programmata per rendere possibile la costruzione di un organico “Piano di gestione per la prevenzione e la conservazione del patrimonio storico-architettonico del sistema delle Parrocchie del centro storico di Brescia”.
In coerenza con il Bando della Fondazione Cariplo, la proposta formulata prevede: la definizione degli ambiti dell'intervento; degli obiettivi del progetto; delle strategie di intervento.


GLI AMBITI DELL'INTERVENTO
Il piano ipotizzato si propone di accertare le condizioni (ambientali, strutturali, antropiche)che compromettono la durabilità del patrimonio d'arte che costituisce le nove Parrocchie del centro storico di Brescia: si tratta di patrimonio complesso e ricchissimo, dalla complessa arti -
colazione e caratterizzazione, sia per gli aspetti estetici che documentari e che rappresenta una porzione considerevole del nucleo antico della città.
Da tempo, cercando di dare continuità alle “proposte disperse” di Giovanni Urbani, l'Istituto Mnemosyne – come attestano i contributi alla Rubrica “Cultura dei beni culturali” di Kermes – va proponendo processi che consentano di riattivare le ordinarie e continuative attività di
manutenzione – antidoti ai continui “ri-restauri” – e componenti essenziali della “conservazione programmata” proposta proprio da Giovanni Urbani già nel lontano 1975. Anche nel n. 89 di Kermes era apparsa la nota illustrativa del convegno – svolto preso la sede della Soprintendenza ai beni architettonici e al paesaggio di Brescia-Cremona-Mantova – che proponeva l'attenta considerazione dei tetti perché possano svolgere il loro ruolo di “protettori” del patrimonio d'arte di ogni edificio, sopratutto se si tratti di edifici antichi, come sono tutte le chiese del centro storico di Brescia.
È stato proprio in quella occasione che è stata riproposta l'ipotesi per la redazione del progetto per il piano di prevenzione dalle cause di degrado e per la conservazione del patrimonio storico-architettonico delle Parrocchie che costituiscono l'Unità Pastorale del centro storico di Bre-
scia. Tra le varie attività istituzionali di questa Unità Pastorale, ha particolare rilievo l'ambito “Cultura e Territorio”, al quale è demandato il compito di attivare iniziative culturali e di controllare lo stato della strutture parrocchiali.
Il progetto, oltre gli edifici e i complessi monumentali delle nove Parrocchie, interessa anche le strutture di ogni Parrocchia (canoniche, oratori, sale riunioni, cappelle...), spesso inserite in altrettanti ambiti di pregio artistico e storico. L'intero patrimonio afferente l'Unità Pastorale del centro storico di Brescia è già stato oggetto – da parte dell'Ufficio beni culturali della Diocesi di Brescia – di una accurata campagna di mappatura e censimento, attualmente in fase di informatizzazione. Questa schedatura è premessa al progetto e faciliterà le prime azioni di ricognizione speditiva e censimento delle situazioni di rischio eventualmente presenti. Processo, questo che consentirà di definire – anche se in modo speditivo e esclusivamente quantitativo – una prima graduatoria delle attività successive.

 

GLI OBIETTIVI DEL PROGETTO
In questa prima fase, il progetto si propone gli obiettivi di seguito schematicamente esposti:

A. avviare un processo che consenta di attivare un'esperienza pilota per conseguire la conser -
vazione programmata del patrimonio storico-architettonico dell'Unità Pastorale del centro
storico di Brescia; metodologia che – anche grazie ad uno specifico sistema informatico –
possa essere applicata, gradualmente, in tutte le Unità Pastorali della Diocesi, soprattutto
per la documentazione delle condizioni di rischio nei diversi ambienti e per la program-
mazione degli interventi manutentivi e/o limitativi delle condizioni di rischio incentivati
dalle variazioni ambientali e antropiche;

B. organizzare su supporto informatico i dati rilevati, anzitutto per rendere evidenti le forme
di degrado più diffuse, in modo da poter rendere possibili le soluzioni progettuali più fun-
zionali alla durabilità del patrimonio d'arte di ogni chiesa e delle sue pertinenze;

C. costruire processi innovativi di conoscenza delle condizioni (ambientali, strutturali, antro-
piche) del patrimonio d'arte delle chiese, non solo per rafforzare le forme di reciproca e
condivisa collaborazione tra le Parrocchie del centro storico di Brescia (come è già pre-
senti nello spirito e nella prassi dell'Unità Pastorale della città), ma anche perché il patri-
monio dell'arte ecclesiastica possa diventare sempre più oggetto di evangelizzazione, di
promozione culturale e strumento di attrazione per nuove forme di mecenatismo e di so-
stegno finanziario e organizzativo;

D. progettare la costruzione di una apposita banca-dati, con la quale diventi ordinario correla-
re le entità e le variazioni dei fattori meteoclimatici dei diversi territori bresciani con le
condizioni del locale patrimonio storico delle chiese, al fine di rendere programmabili i
più pertinenti processi di prevenzione delle cause di degrado e di manutenzione delle for-
me di deterioramento non ancora prevenibili.

 

LE STRATEGIE DI INTERVENTO
La complessità e la vastità del patrimonio (il solo ente parrocchiale della Cattedrale, per esem-
pio, coordina più di dieci luoghi di culto) impone una prima fase ricognitiva non solo per ac-
certare tipologie e strutture dei beni presenti nei diversi ambiti dell'Unità Pastorale del centro
storico della città, soprattutto per aggiornare il censimento diocesano con dati e considerazioni
qualitative attinenti lo stato di conservazione dei singoli oggetti costitutivi il patrimonio stori -
co di ogni parrocchia e per individuare le problematiche più significative comuni ai vari beni.
Le strategie in corso d'opera attengono:
1. IL COORDINAMENTO GENERALE
Il progetto prevede la pianificazione e l'organizzazione integrata di ogni fase del lavoro anche
mediante il coinvolgimento di tutti i soggetti partecipanti, al fine di conseguire una gestione il
più possibile condivisa degli obiettivi, delle conoscenze via via acquisite e dei risultati conse-
guiti. La buona riuscita dell'azione di coordinamento (oltre che massimizzare i risultati e mini-
mizzarne i costi) farà la differenza tra nove progetti per nove Parrocchie e l'unico piano di in-
tervento dell'intera Unità Pastorale. In tale prospettiva è previsto il massimo coinvolgimento
dell’Ambiti Cultura e Territorio dell’Unità pastorale del centro storico di Brescia e, soprattut-
to, dell'Ufficio beni culturali ecclesiastici della Diocesi di Brescia.
2. LA REALIZZAZIONE DELLA PIATTAFORMA INFORMATICA PER LE ISPEZIONI ASSISTITE
L'obiettivo della piattaforma informatica, appositamente realizzata per questo progetto, è ren-
dere semplice e intuitiva la compilazione delle schede predisposte dall'Istituto Mnemosyne.
Tali schede sono strutturate per rendere l'ispezione rigorosa e, allo stesso tempo, rapida e og-
gettiva: ogni sezione, infatti, prevede un'apposita funzione di guida in linea e speciali funzioni
ad elenco che seguono le definizioni terminologiche della normativa UNI-Beni Culturali. Per
quanto concerne l'ambito strutturale, le schede seguono le linee guida per la valutazione e la
riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale. Il loro impiego sarà facilitato da uno
speciale applicativo web da utilizzarsi mediante tablet di ultima generazione. Oltre agli indub-
bi vantaggi documentali/diagnostici, questo momento operativo consentirà anche di ridurre gli
oneri gestionali della conservazione-manutenzione programmata; tra l'altro, favorendo anche
la razionalizzazione degli interventi manutentivi per macrocategorie di Beni e, di conseguen-
za, ottimizzando tempi e costi della diverse operazioni di salvaguardia.
3. LA FORMAZIONE “IN AULA” DEL PERSONALE DELLE PARROCCHIE ADDETTO AL CONTROLLO DELLE
CONDIZIONI DELLE OPERE D'ARTE DELLE CHIESE

I momenti formativi seguiranno l'intero svolgimento del progetto e saranno orientati a matura -
re mentalità e operatività di persone (partecipi dell'ambito Cultura e Territorio delle nove Par-
rocchie dell'Unità Pastorale) che possano farsi “sentinelle” – aggiornate sulle metodologie e
gli strumenti della conservazione programmata – capaci di controllare nel tempo i beni delle
singole Parrocchie, segnalando tempestivamente rischi attivi e/o eventuali rendendo possibile
il primo passo verso quella “cura continua” unico antidoto all’intervento di restauro.
4. L'AVVIO DEI PROCESSI DI INTEGRAZIONE DEL CENSIMENTO DIOCESANA DEI BENI CON
L'INDIVIDUAZIONE DELLE SITUAZIONI DI RISCHIO

Fase di lavoro che prevede di integrare il censimento diocesano con i dati più significativi sul-
lo stato di salute e sulle cause del degrado eventualmente presente nei diversi componenti
ogni singolo edificio: coperture, strutture verticali, strutture orizzontali, serramenti, elementi
decorativi.
5. LA SINTESI CRITICA DEI FATTORI DI RISCHIO CON L'INDIVIDUAZIONE DELLE PRIORITÀ DI
SALVAGUARDIA E DEGLI EVENTUALI INTERVENTI MANUTENTIVI URGENTI

La fase di prima ispezione sarà seguita dalla sintesi critica dei dati raccolti. I dati rilevati in
situ saranno affiancati da considerazioni correlate con altri indicatori, quali la frequenza di uti-
lizzo e la “storia conservativa” dei diversi beni, quali:
- beni oggetto di recenti interventi complessivi di restauro;
- beni oggetto di mirati interventi di consolidamento strutturale, eseguiti a seguito di recenti
eventi sismici;
- beni recentemente interessati da parziali interventi di manutenzione/riparazione/restauro;
- beni sui quali sono in corso interventi di restauro;
- beni per i quali sono in programma interventi di restauro;
- beni non oggetto di interventi recenti.
La scala di priorità individuata indicherà un numero ristretto di edifici su cui effettuare i suc -
cessivi approfondimenti.
6. LA FORMAZIONE PRATICA IN SITU PER IL PERSONALE ADDETTO DELLE PARROCCHIE
L'azione formativa “in aula” avrà anche una traduzione pratica mediante la partecipazione a
tutte le fasi ispettive, al fine di motivare ai processi di controllo e di dare familiarità ai proces -
si e alle relative strumentazioni.
7. LA ESPLICITAZIONE DEI DATI ATTINENTI I FATTORI DI RISCHIO DEI BENI INDAGATI
Il lavoro prevede l'organizzazione ragionata e la schedatura informatizzata di tutte le cono-
scenze-documentazioni essenziali a garantire (per i beni selezionati) lo standard minimo di
dati e indicatori in grado di contribuire alla determinazione di tipologie e gradi di vulnerabili -
tà; in particolare, mediante:
- documentazione bibliografica e d'archivio sulla evoluzione storico/materico/stratigrafica del
bene;
- rilievi geometrico/materico/conservativo dello stato di fatto;
- documentazione e sistematizzazione dei dati attinenti pregressi interventi di restauro/ristrut-
turazione/consolidamento strutturale;
- documentazione delle conoscenze correlate e/o correlabili alle problematiche emerse duran-
te le prime fasi del progetto, con particolare attenzione a eventuali campagne diagnostiche
già effettuate.
8. LA VALIDAZIONE DELLA PIATTAFORMA INFORMATICA PER LE ISPEZIONI ASSISTITE
Fase di lavoro che vedrà coinvolte anche le “sentinelle” delle diverse Parrocchie perché com-
pletino la loro formazione facendosi capaci anche della migliore compilazione delle schede
per il più compiuto controllo delle cause di degrado e dei fattori da esse incentivati. Inoltre
sarà collaudato il protocollo di connettività e aggiornamento fra il software di compilazione
usato durante le ispezioni e la piattaforma di gestione del database, che consentirà ai responsa-
bili dei Beni di seguire, in tempo reale, tutta la fase di ispezione e di elaborare i dati necessari
a far costruire i più adeguati processi di prevenzione e di manutenzione.
9. LE ISPEZIONI IN SITU CON ATTIVITÀ DI SCHEDATURA PER L'ACCERTAMENTO DELLE
PROBLEMATICHE PIÙ GRAVI TRAMITE APPROFONDITE INDAGINI SPECIALISTICHE ANCHE AL FINE DI
ACCERTARE GLI EVENTUALI INTERVENTI MANUTENTIVI URGENTI

Le azioni, svolte negli edifici all'uopo già precedentemente individuati, potranno attenere:
- la schedatura informatica;
- la documentazione delle caratteristiche strutturali dell'edificio anche mediante la compila-
zione delle apposite schede ministeriali per “la verifica sismica di edifici sensibili ai fini
della mitigazione del rischio sismico”;
- l'analisi degli eventuali singoli elementi di collasso mediante l'applicazione delle Linee Gui-
da per la valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale;
- il rilevamento e il monitoraggio delle vulnerabilità relative ai vari elementi tecnologici com-
ponenti ciascuno degli edifici prescelti;
- il monitoraggio del quadro fessurativo degli edifici prescelti;
- l'eventuale monitoraggio delle condizioni microclimatiche per verificarne le possibili in-
fluenze sullo stato di conservazione degli edifici in analisi;
- le indagini diagnostiche specialistiche rese necessarie per meglio capire le cause delle con-
dizioni strutturali.
10. LA PROGRAMMAZIONE E IL CONTROLLO DI EVENTUALI INTERVENTI MANUTENTIVI URGENTI
Qualora emergessero situazioni che richiedano interventi d'urgenza, si valuteranno le strategie
più congrue da adottare tempestivamente per rimuovere eventuali cause di rischio incipiente.
11. LA SINTESI CRITICA DEI PARAMETRI RACCOLTI E COSTRUZIONE DELLE PRIORITÀ DI INTERVENTO
IN AMBITO STRUTTURALE PER LA DEFINIZIONE PROGETTUALE DELLA SECONDA FASE DEL BANDO

Il numero elevato di edifici analizzati impone di adottare strumenti che, in maniera semplifi -
cata, consentano di elaborare una attendibile graduatoria del livello di sicurezza del patrimo -
nio in analisi.
12. LA PUBBLICAZIONE DEI RISULTATI
L’Istituto Mnemosyne curerà comunicazioni e aggiornamenti in tempo reale sullo stato di
avanzamento dei lavori, pubblicati periodicamente sul sito web dell'Istituto stesso e su quelli
delle singole Parrocchie. In collaborazione con l'Ufficio beni culturali della Diocesi, l'Istituto
organizzerà una giornata di studi incentrata sulla divulgazione delle pratiche virtuose della
conservazione programmata, anche quale principale lascito di Giovanni Urbani (direttore del-
l'ICR dal 1973 al 1983), soprattutto mediante il cosiddetto Piano Umbria.

 
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