Istituto Mnemosyne

ISTITUTO PER LA SALVAGUARDIA DEL PATRIMONIO STORICO
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SVILUPPO DEL PROGETTO

ECOLOGIA PER L'ARTE

QUALI CONOSCENZE E COMPETENZE
PER INCENTIVARE
LE CONDIZIONI DELLA DURABILITÀ
DEI MATERIALI DI STORIA E D'ARTE?

 

Non volendo disperdere i processi conseguiti

con i Seminari del Progetto Ecologia per l'Arte

che (dal 2001, grazie alle collaborazioni dei più qualificati istituti tecnico-scientifici)

hanno potuto evidenziare il valore della rivoluzione copernicana di Giovanni Urbani,

l'Istituto Mnemosyne si APPELLa

alle Istituzioni pubbliche

(Ministeri per la Ricerca e per i Beni Culturali, Regioni, Provincie e Comuni)

e alle Imprese (industriali e finanziarie) e Fondazioni

perché rendano possibile

(anche con l'apporto delle Università disponibili e delle Soprintendenze competenti)

la redazione e l'attuazione di un innovante progetto

di cultura, scienza e tecnologia

finalizzato a orientare i proprietari e i responsabili di opere d'arte

(ma anche i professionisti dei processi di salvaguardia e di conservazione delle opere d'arte)

a conseguire le conoscenze essenziali per incrementare

la salvaguardia del patrimonio del Museo Italia.

Il tutto per diffondere sempre più le pratiche maturate dalla convinzione che

la prevenzione è il miglior restauratore possibile

Appunti introduttivi

 

 

Brescia, Gennaio 2009
 

PREMESSA

Trovandosi privato – soprattutto per la sordità delle pubbliche Istituzioni – delle risorse necessarie a far proseguire la propria attività di incentivazione dei processi della cultura e della ricerca per la durabilità del patrimonio del Museo Italia, l'Istituto Mnemosyne sceglie di incrementare ulteriormente la valorizzazione della propria qualità di associazione di volontariato.

Vedendosi impediti – dall'inizio del 2009, per carenza delle necessarie disponibilità finanziarie – di poter conseguire il diretto coinvolgimento di altre professionalità (come è sempre stato soprattutto con i Seminari del Progetto Ecologia per l'Arte), i componenti di Mnemosyne scelgono di rinunciare anche ai propri rimborsi spese. L'urgenza di far conoscere sempre più e meglio i dati della rivoluzione copernicana di Giovanni Urbani (incluse le nuove strategie che ne derivano) induce a progettare processi che, pur impegnando le sole professionalità dell'Istituto Mnemosyne, consegua comunque l'obiettivo di diffondere sempre più un dato essenziale: per l'efficace e duratura conservazione delle opere d'arte, la prevenzione è il miglior restauratore possibile. 
 

LE INDICAZIONI DI GIOVANNI URBANI

Mentre oggi i fenomeni di deterioramento investono l’insieme del patrimonio, e richiederebbero quindi un’azione conservativa dimensionata e portata su tale insieme, la maniera prevalente di operare continua ad essere strumentale al recupero del singolo bene, come se ad occasionarla fossero tuttora delle scelte di gusto e non l’emergenza sempre più frequente dei danni. In altre parole, mentre il problema della conservazione oggi si pone sul piano della globalità del patrimonio da conservare, le tecniche a disposizione non incidono minimamente su questo piano, e […] anche se riuscissero a tanto, per loro intrinseca natura non otterrebbero che di migliorare la situazione sotto il profilo estetico, lasciandola del tutto immutata (nel migliore dei casi) sotto quello conservativo. […] In ogni caso, anche con la migliore delle tecniche, il restauro rimane pur sempre un intervento post-factum, cioè capace tutt’al più di riparare un danno, ma non certo d’impedire che si produca né tanto meno di prevenirlo.
Il senso della vicenda conservativa ricostruibile da queste foto è che nessuno degli interventi di restauro che si sono succeduti nel tempo, anche quando abbiano ottenuto effetti non transitori di migliore “leggibilità” delle immagini, ha inciso minimamente nel correggere la tendenza del progressivo deterioramento dei materiali costitutivi degli affreschi. Ciò che purtroppo porta a concludere che ciascun intervento ha semmai contribuito ad accelerare tale deterioramento, essendo inevitabile che così avvenga ogni qualvolta, con l’apporto dei materiali di restauro, si rende sempre più composita, e perciò meno stabile, l’aggregazione relativamente semplice dei materiali originari. Va perciò ribadito che ogni restauro, indipendentemente dalla qualità dei suoi risultati estetici, si traduce sempre in rischio aggiuntivo per la futura conservazione dell’opera, a meno che non sia accompagnato, ma ancor meglio preceduto, da tutto quanto occorra per rendere idoneo al fine conservativo l’ambiente di cui l’opera stessa è partecipe. Sulla priorità, rispetto agli interventi di restauro, degli interventi di bonifica ambientale, c’è o dovrebbes esserci da tempo il consenso di tutti. Sta di fatto però che [...] la generalità dei restauri continua ad essere condotta senza rapporto alla qualità degli ambienti di conservazione, quando non accade che questa viene peggiorata credendo di giovare alle condizioni di “fruibilità” dell’opera (illuminazione eccessiva), se non addirittura proprio alla sua conservazione (impianti di riscaldamento o opere d’isolamento irrazionali).  

[…] Per la loro dipendenza dal criterio del rispetto dell’autenticità, la tecnica del restauro e le sussidiarie indagini di laboratorio hanno avuto assegnato un raggio d’azione che oggi risulta troppo ristretto rispetto ai problemi posti dal progressivo deterioramento dell’ambiente, e quindi della necessità di provvedere in maniera concreta alla conservazione d’un patrimonio d’arte, che […] è coesteso all’ambiente come sua peculiare componente qualitativa. […] La ricerca può svolgere un ruolo determinante nell’aggiornamento della pratica conservativa, assumendo come proprio obiettivo la costituzione d’una metodologia per il rilevamento dei dati che riferiscono dello stato attuale della cosa da conservare come di un’entità misurabile, a partire dalla quale siano oggettivamente deducibili le tecniche appropriate a rallentare al massimo la sua continua evoluzione.

 

PRIMA IPOTESI PER L'ARTICOLAZIONE DEL PROGETTO

Indicazioni preziose, che – per più di dieci anni, dal 1973 al 1983 – hanno esposto un orientamento alternativo a quello (ancora in atto) concentrato sulla centralità del restauro: una vera e propria “rivoluzione copernicana”, che chiedeva e chiede di assegnare priorità al controllo delle “condizioni ambientali” per conseguire una più duratura e meno dispendiosa conservazione delle opere d'arte.

Purtroppo, sono indicazioni poco note anche perché poco diffuse (e, fin qui, anche poco accolte) soprattutto tra i proprietari di opere d'arte, ma anche tra i funzionari degli Enti responsabili dell'equilibrato sviluppo dei territori storici e della cultura che li qualifica.

Per ovviare a queste difficoltà, l'Istituto Mnemosyne (auspicando  la collaborazione di tutti gli organismi competenti della tutela e della valorizzazione culturale del patrimonio storico-ambientale del Museo Italia) intende attivare un progetto che favorisca la diffusione delle conoscenze e la moltiplicazione delle ricerche funzionali a promuovere – e mantenere – le condizioni della durabilità dei materiali di storia e d'arte. Secondo l'ipotesi in fase di elaborazione, il progetto potrebbe essere caratterizzato dalle qualità di seguito schematicamente elencate.

OBIETTIVI

Divulgare le conoscenze accertate, che consentano di poter ridurre sempre più i bisogni di restauri per conseguire – con minori spese e più pertinenti professionalità – la compiuta e duratura conservazione dei materiali di storia e d'arte negli ambienti delle loro ordinarie collocazioni.
 

CONTENUTI

Raccogliere e inventariare le ricerche (scientifiche e storiche), gli studi (incluse le Tesi di Laurea discusse nell'ultimo decennio) e le pubblicazioni che documentano conoscenze ed esperienze attinenti i processi più congrui alla promozione delle condizioni della durabilità – mediante la limitazione delle cause incentivanti i fattori di degrado – dei materiali di storia e d'arte negli ambienti delle rispettive collocazioni.

 

PROCESSI

Rielaborare i dati raccolti per:

1.  programmare, sperimentare e diffondere le operazioni più funzionali a saper attuare:

1.1.    il censimento delle cause di degrado e dei loro effetti sul patrimonio storico, artistico e ambientale;

1.2.   uno specifico Sito Internet che renda evidenti a tutti le “condizioni di salute” del patrimonio storico di ogni territorio;

2.  progettare – per diffondere le conoscenze e le competenze della durabilità dell'arte – e attuare azioni esemplari, quali: 

2.1.   apposite pubblicazioni (redatte anche sotto forma di “newsletter”) distribuite, oltre che a stampa, pure mediante posta elettronica e/o DVD;

2.2.  peculiari incontri di studiosi e ricercatori, operanti nei principali Centri di ricerca e Istituti universitari attivi in Italia e in Europa;

2.3.  pertinenti rassegne dei produttori delle principali produzioni tecniche e scientifiche di materiali e attrezzature;

2.4.  premi a Tesi di Laurea dedicate a: “Cultura e scienza per la durabilità del patrimonio storico, artistico e ambientale”;

2.5.  adeguate progettazioni e sperimentazioni di curricoli per la formazione e l'aggiornamento dei progettisti e degli operatori tecnici funzionali ad attivare:

- la limitazione delle cause e dei fattori di degrado che ne derivano;

- la promozione delle condizioni della durabilità;

- la tempestiva riparazione dei danni non ancora prevenibili.

DESTINATARI

I proprietari (pubblici e privati) di opere e di complessi d'arte. I titolari e i collaboratori degli organismi (Parrocchie e Enti Locali soprattutto) responsabili del patrimonio storico di loro pertinenza. I professionisti dei processi di conservazione; almeno: architetti, geometri, ingegneri. Ma anche: restauratori e artigiani della manutenzione. I titolari e gli operatori dei Centri di ricerca e degli Istituti di formazione.

 

DURATA E PROCESSI DI AVVIO

Considerando la complessità delle attività da svolgere – sia per la raccolta e l'ordinamento dei dati, sia per l'attivazione dei processi di diffusione delle conoscenze accertate – si reputa che, per  compiersi positivamente, il completamento del progetto abbisogni di almeno quattro anni di lavoro. Già dal momento della sua attivazione, comunque, l'Istituto Mnemosyne comincerà a rendere leggibili  (in www.istituto-mnemosyne.it) specifiche news-letter che consentano di far conoscere almeno i principali dati già disponibili in testi già editi (e che si auspica possano essere integralmente letti da tutti), quali:

1.  Giovanni Urbani, Intorno al restauro, Milano, Skira, 2000, pagg. 174.

2. Maria Teresa Binaghi Olivari (a cura di), Come conservare un patrimonio: gli oggetti antichi nelle chiese, Milano, Electa, 2001, pagg. 200.

3. Adriana Bernardi, Conservare opere d'arte, Padova, Il prato, 2003, pagg. 141.

4. Dario Camuffo (a cura di), Il riscaldamento nelle chiese e la conservazione dei beni culturali, Milano, Electa, 2006, pagg. 240.

5. Istituto Mnemosyne, Codici per la conservazione del patrimonio storico (a cura di Ruggero Boschi e Pietro Segala), Firenze, Nardini Editore, 2006, pagg. 333.

5. Regione Emilia Romagna, Istituto per i Beni artistici, culturali e naturali (a cura di: Laura Carlini, Paola De Nuntiis, Chiara Guaraldi, Paolo Mandrioli, Luisa Masetti Bitelli, Alessandro Monco, Antonella Salvi), Oggetti nel tempo. Principi e tecniche di conservazione preventiva, Bologna, CLUEB, 2007, pagg. 258.

6.         Regione Lombardia, Gruppo di lavoro sulla Valorizzazione del Patrimonio artistico regionale (coordinamento di Pietro Petraroia), Linee guida per la Valorizzazione del Patrimonio artistico del Sistema regionale, Milano, 2008 (In corso di stampa).

 

 
 
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